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La mia Vita

  • «Non una sillaba / non un sorriso / un complice sguardo / come la neve rossa trasversale».
  • «Avvolta nel circuito di spazi / oasi che accoglie libertà / nel soliloquio dell’anima».
  • «Sono nata un mese di trentuno / il giorno in cui Eolo spronò i venti»  

 

  • Era il luglio del cinquantatrè, in un luogo di Magna Grecia. La mia pelle è mediterranea, rigorosamente quella di “Afrodite”.
  • Il travaglio di mia madre durò 55 minuti, a porte chiuse.
  • Il mio travaglio dura da una vita e vivo «Sdraiata sulla mia follia / vuota di pensieri e idee … «sui bianchi fondali / succhiando perle».

 

  • Balbettai versi sin da piccola, nessuno comprese, nessuno comprende.
  • Intorno ai quattro anni mio padre m’indusse a recitare «I cipressi che a Bólgheri alti e schietti / Van da San Guido in duplice filar», e tutti i successivi fino al 116° verso. 
  • Da adolescente l’inverno studiavo «Nel cuore di Roma» … «l’obelisco della Trinità / assorbiva confidenze / incontri effervescenti / di giovani innamorate / riconsegnava sogni / su Piazza di Spagna / nel cuore di Roma». 
  • E d’estate «Sotto il pergolato / gocciolava ambra». 
  • Di solito nel pomeriggio «prendo il tè coi fantasmi». E se ho qualcosa da dire «mi confido col vento».

 

  • Ebbi un matrimonio e l’enorme gioia di una figlia e dei due nipotini Mattia e Flavio: «Che stupore madre gravida / quando dal ventre rotondo piede immaturo di bimbo / scalciando solleva la pelle».
  • «Nel mezzo del cammin di nostra vita» divenni cieca: «Eterno buio che mi ronzi intorno / avrai anche tu una forma / quella giusta che devo vedere / per placare il silente tormento».
  • E scrissi e riscrissi, nell’aria e nell’acqua, e pensai …

 

  • Pubblicai prosa e poesie: «poesia mia emozione / trascendi le miserie / che truccano l’umano». 
  • Rincorro affannosamente le risposte al “Punto interrogativo”, e cerco incessantemente “Che senso ha…”. «Se il triangolo è anche scaleno … se il nano crede di essere gigante … se la felicità è una speranza». 
  • «Istante sei perfetto / nell’improrogabile brevità / dove continui l’eterno». 
  • “L’istante perfetto”, nonostante vari tentativi, non l’ho afferrato, e tendo sensualmente la mano verso “Lo spigolo del cerchio”. 
  • Perché in fondo «Amo le rotondità degli spigoli e le spigolosità dei cerchi».
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La volontà di esserci

di non dimenticarmi

di gridare al cosmo

con la voce della rete

di esser vista e vedere

con occhi che non ho

di essere compresa

lì nell’infinito

Natina Pizzi, luglio 2013

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