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Natina Pizzi: La poesia come sguardo dell'anima

zoomsud.it | Domenica, 30 Dicembre 2012 07:14

 

Tornati dal mugnaio/noi sacchi di farina/vellutati nelle mani/libellule nel danzare/

 

collane sui fianchi/di veli di farina/di perle di luna/nel buio brilliamo/sottili nuvole/lana di pecore/nebbia nevischio/morbida neve/farina come siamo/ci mutiamo in pane/colore dei raggi /del sole più caldo/sull’erba dorata/poggiamo le bocche/noi pelle di grano/assaggiamoci.

 

La poesia di Fortunata – Natina – Pizzi narra di una donna che trasforma in pane che nutre la farina delle emozioni che l’attraversano come lampi di luce o riflessioni che trovano nel ritmo dei versi l’armonizzazione di passioni intense, di amore e dolore vissuti in pienezza. Con dolce e robusta, consapevolezza del proprio essere donna: donna sempre madre/se il figlio si espande/ritorna accartocciato/uomo nel grembo/il tuo utero è un fiore/immerso nella rugiada/culla odorosa di un figlio/da cui nascono sogni.

 

 La parola poetica – respiro dell’anima e concretezza dei fatti, suoni dello spirito ed ebbrezza di immagini che, nel lessico dell’autrice, sbocciano, guizzano, si espandono, scoppiano, urlano in spirali di metafore multicolori, morbidezze sinuose dello sprito e cicatrici di ferite non chiuse, ascesa contemplativa e ribollire del magma quotidiano – diventa così lo sguardo profondo di chi, fisicamente non vedentevedenon solo con la mente e la memoria bensì con tutta se stessa, pelle e labbra, arterie e sorriso, le sfumature del mare, le spiagge infuocate, le ramificazioni delle piante, le ghirlande di fiori.

 

 E, soprattutto, il mistero dell’amore che lega un uomo e una donna: Si annoda nel cuore/ il desiderio di te/di fiore che sboccia/ripetendo parole/di fiore che scoppia/spargendo profumo/di fiore che guizza/dal guscio di un uovo/di fiore che urla/dall’alto di un cielo/di fiore che è bestia/e non ti sa divorare/di fiore che è sasso/e ti tiene per mano/di fiore che è foce/e non ti disperde/di fiore che crolla/senza frastuono/dopo l’amore.

 

E il peso del dolore e dell’umana incapacità di porvi, condividendolo, un argine: Ho ammainato il pensiero/sulla perversa solitudine/interminabile nel cuore/trasformato in roccia/colpita da fulgida spada/ stratagemma scultura/arma da collezione/consapevole di agonia/ che dirige il suo magma/sul clochard in panchina/sul pagliaccio di un circo/perversa come noi perversi/camminiamo insieme/poi ci ammucchiamo/insieme ci fondiamo/con la nemica solitudine.

 

M.F.

 

 Nata a Condofuri, Fortunata Pizzi vive a Reggio Calabria. Tra le sue pubblicazioni:

 

 La guida in braille del Museo Nazionale della Magna Grecia

 ? (Punto interrogativo), Calabria Letteraria Editrice

 Afrodite, Calabria Letteraria Editrice (prefazione di Pasquino Crupi)

 L’istante perfetto, edito da Iride (prefazione di Rocco Familiari)

 Le poesie citate sono tratte dal suo ultimo volume Lo spigolo del cerchio, edito da Iride (prefazione di Walter Pedullà)

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Natina Pizzi, luglio 2013

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