La mia Vita

 

 

Le mie Opere

 

 

Le mie Poesie

 

 

Media

 

vita Natina bottle Media

 

Calore Energia Tenerezza

 

 

Fiume che non sfocia

 

 

Poesia mia Emozione

 

 

Articoli, video, audioletture

 

Media

IL SOGNO Quando i bambini ciechi salirono sulla testa dei Bronzi

zoomsud.it | Domenica, 06 Febbraio 2013 18:52

 

Ero stanca quella notte e, come quando si è molto stanchi, non riuscii a dormire. Mi addormentai nel tardo pomeriggio, quando il sole si stava genuflettendo nel mare. Il mio sogno fu profondo e animato da bambini mortificati nel corpo e pronti ad accogliere con l’anima i doni. Sognai di essere, insieme a cinque o sei bambini, nella sala dei Bronzi, nel Museo Nazionale della Magna Grecia. 

I bambini erano pluriminorati, ovvero ciechi con menomazioni aggiuntive. Si, fu molto divertente quel sogno, pieno di gioia e di entusiasmo e la sala pulsava insieme ai battiti del mio cuore e di quello dei bambini. Nel sogno, la piccola Matilde, bionda e con gli occhi azzurri, era cieca, muta e su una sedia a rotelle, ma il suo sorriso esprimeva il sorriso del mondo, di quel mondo che noi tutti sogniamo, ma che in realtà è cupo e triste. Dal sorriso di Matilde sfociavano incredibili emozioni di gioia, di vitalità, di voglia di comunicare il bisogno di affetto, di carezze e di comprensione. Furono talmente forti le emozioni che alla fine Matilde pianse.

Alle spalle di Matilde c’era Fabrizio, il bambino cieco e su una sedia a rotelle che parlava senza fermarsi un attimo. Diceva di conoscere molte cose, di saper scrivere, di saper leggere e di saper usare il computer. Fu molto colpito dall’ascia che si trova nella sala della preistoria del suddetto museo; che strano, chissà perché Fabrizio, facendo ruotare l’ascia nelle sue mani, si divertiva tanto. A volte i bambini ci sembrano molto strani e non ci rendiamo conto che sono molto creativi, percettivi e capaci di cogliere quello che a noi sfugge. Il senso comune dice: “Che strano quel bambino malato”.

Si, perché la gente non comprende che proprio il bambino cosiddetto malato è capace di capire quello che le persone cosiddette sane non capiscono, anche se gli vengono spiegati anche i dettagli delle cose. Alessandro, cieco e paraplegico, era molto furbo, voleva toccare tutto, voleva sapere tutti i perché e non si accontentava della spiegazione e cantilenando continuava a chiedere, a chiedere sempre. Maria Luce, sempre ovviamente cieca, camminando carponi, si spingeva contro le vetrine, voleva prendere tutto tra le mani, perché sapeva che le sue mani leggevano solo al tatto, cosa che agli uomini comuni non è concesso. Di questo lei era molto divertita e ripeteva “Io lo so, io ho capito e tu no”.

Maria Luce aveva i jeans strappati a furia di gattonare e nel sogno mi apparve anche alzata, sollevata verso l’alto come se implorasse qualcosa ad un Dio che non conosceva, ma del quale aveva sentito parlare. Non posso dimenticare in quel sogno il piccolo Francesco, che camminava attaccato ad un piccolo bastone bianco e che ruotava gli occhi, forse nella speranza di riuscire a vedere qualcosa. Ruotavano e ruotavano gli occhi di Francesco e Francesco non si rassegnava a non vedere, era cerebroleso, ma che importava? Francesco non lo sapeva e voleva conoscere il mondo. Non so il nome dell’ultimo bambino, si stese a terra e non volle sapere più niente.

Eccoci nella sala dei Bronzi, dove io, testarda e temeraria anche nel sogno, con la complicità di alcuni dipendenti del Museo nazionale della Magna Grecia, riuscii a far salire i miei piccoli ciechi e pluriminorati sulla testa dei Bronzi. I bambini incominciarono a toccare, con il tocco delicato di chi non vede, i lunghi riccioli, il naso, la bocca, gli occhi e poi insieme tutta la testa dei Bronzi. E poi continuai, in quel meraviglioso sogno, facendogli toccare le spalle, i muscolosi bicipiti e tricipiti, i pettorali, il tutto, naturalmente, tra mille risate, tra tanta gioia, tra tanto stupore, tra tante manine, tra tante domande, tra tanto piacere di trasgredire e di toccare l’intoccabile. Su di me si addensavano nuvole rosse e credo fosse il piacere, finalmente soddisfatto, di far fluire l’arte anche a chi, per volere di un dio minore, è stato inesorabilmente proibito di vedere con gli occhi.

I miei piccoli erano felici e non volevano scendere e non volevano tornare nel mondo perché sapevano che dietro l’angolo li aspettava la discriminazione. Il sogno finì perché improvvisamente si sentì un rimbombo. Anche io mi spaventai vedendo venire verso di me dei fantasmi con gli occhi coperti da occhiali spessi e con lo sguardo cattivo. Mi svegliai di soprassalto, trafelata e angosciata. Mi resi conto subito che era stato un sogno, perché solo in un sogno i bambini ciechi e pluriminorati avrebbero potuto toccare i Bronzi di Riace di cui il mondo parla, il mondo scrive, il mondo li ha guardati e non li ha visti.

 footer

 

 Sito ufficiale di Natina Pizzi

 

 

Il mio sito perchè

 

La volontà di esserci

di non dimenticarmi

di gridare al cosmo

con la voce della rete

di esser vista e vedere

con occhi che non ho

di essere compresa

lì nell’infinito

Natina Pizzi, luglio 2013

 writer

 

 Scrivimi | Profilo Facebook 

face